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      Muriel Copes

      Creattivati / 6 Gennaio 2017 / arte figurativa, insegnamento, pittura

      Dal 2012 frequento l’Atelier Attila di Nando Snozzi.
      Dipingo prevalentemente su supporti di recupero, come il pavatex e quando mi è possibile uso resti di pittura e scarti di carta, includendo nel mio fare arte il materiale che la gente rifiuta. Sull’idea di “rifiuto” potrei parlare e scrivere per ore, non si tratta solo di rifiuti rifiuti; la spazzatura insomma. Essendo educatrice, per esempio, riscontro quotidianamente cosa significa il rifiuto sociale o il rifiuto della diversità, se non credessi nel recupero di ciò che viene “rifiutato” molto probabilmente non potrei svolgere il mio lavoro. Non mi piace la parola “poetica”, preferisco concentrarmi sul fare, ma se dovessi proprio usarla per definire cosa caratterizza il mio lavoro, credo che sarebbe una poetica del recupero e della trasformazione. In una società sempre più parcellizzata, donare agli oggetti, come alle emozioni, una seconda vita è un atto di resistenza.
      Prediligo i pastelli e la pittura ad olio. Ultimamente, sto sperimentando una tecnica mista con tutto ciò che mi capita sotto mano: acrilici, gessi, pennarelli, sabbia, acquerelli, matite, colla e altri materiali poveri. La tecnica mista mi porta ogni volta a un risultato differente e ciò mi motiva a trovare nuove interazioni. I miei quadri nascono sempre da degli incontri e quando disegno mi sembra di ritrarre delle emozioni, le mie e quelle delle persone che ritraggo si mescolano dipingendo, come la scrittura fa da sfondo o si sovrappone al soggetto ritratto. Infatti, spesso nei miei quadri uso la scrittura, che di solito incido con una spatola o una grafite. Cito passaggi di libri, frasi di personaggi, canzoni, racconti di persone che incontro e che mi colpiscono. Capita anche che riadatti testi a mio piacere o che ne scriva di inediti. Ho una passione per gli occhi, soggetto ossessivamente presente nei miei quadri, credo che sia legato al cambiamento, cambiare sguardo o guardare qualcosa da un altra prospettiva ci permette di cambiare lo statuto di un oggetto, un operazione tipica dei bambini capaci di trasformare un bastone in un cavallo o una siepe in una caverna, ma che noi adulti, con il passare del tempo usiamo purtroppo sempre meno. Anche questa, in fondo, è una questione di riciclo e riutilizzo!
      Il 2016 è stato un anno ricco di incontri. Ho concluso il mio primo anno come collaboratrice presso Lortobio, sono diventata membro dell’associazione ReArtUp che mira alla sensibilizzazione della popolazione alla cultura del riuso. Da settembre 2016 collaboro con il team de L’Arciere delle Idee, ho portato a termine un percorso formativo come formatrice di corsi per adulti,

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